Salute psicologica: mitigare preoccupazioni e incertezze con l’informazione

Aggiornato il: mag 11

Con il diffondersi dell’epidemia di Coronavirus in diversi paesi e l’incremento del numero di decessi stiamo vivendo un’emergenza mondiale che genera reazioni psicologiche sia collettive che individuali. Inoltre, con l’aggiornamento quotidiano dei dati sul contagio e la letalitá del virus sui giornali, in televisione e sui diversi canali dei social media, stiamo mettendo a dura prova la nostra salute psicologica perché pervasa da costanti preoccupazioni e incertezze. Tuttavia, la consapevolezza dell’impatto disfunzionale che i media e il loro canale comunicativo hanno sui nostri aspetti psicologici in questo periodo di emergenza che stiamo vivendo, é lenta nel suo decorso di coscienza.

Tra le risposte psicologiche individuali a cui abbiamo asstistito nelle ultime settimane ci sono state reazioni caratterizzate da persone con la tendenza a preoccuparsi in modo eccessivo del proprio stato di salute percependo ogni minimo sintomo come un segnale di infezione da Coronavirus; oppure caratterizzate da persone, per fortuna un numero limitato, con la tendenza a percepire odio verso i “cinesi” o verso le persone anziane perché ritenuti “diffusori” del virus; mentre tra le risposte psicologiche collettive ci sono state, soprattutto nelle prime fasi della diffusione dell’epidemia e in corrispondenza delle regolamentazioni governative, reazioni di massa caratterizzate per esempio dall’assalto ai supermercati o dall’allontanamento dalle zone più critiche per raggiungere i propri cari.

Questi comportamenti sono dettati dalla necessitá di reagire ad una situazione di crisi, tuttavia sono tutt’altro che irrazionali ma veicolati dai mezzi di comunicazioni che spesso non spiegano ma descrivono i pericoli in maniera catastrofica e distorta attraverso messaggi che devono attirare la nostra attenzione distratta. A tal proposito ricordo per esempio messaggi sui media che riportavano come “non si trovano piú le penne rigate” o “la gente fa scorta di carta igenica”. Questi messaggi, senza dare alcuna spiegazione, hanno implicitamente attirato la nostra attenzione e trasmesso in noi preoccupazione, incertezza, paura e ansia del futuro, un futuro le cui risorse potrebbero scarseggiare, ergo il comportamento apparentemente incontrollato della gente impaurita e confusa che ha svuotato gli scaffali dei supermercati.

La paura é una delle nostre emozioni innate: é utile dal punto di vista evolutivo perché é funzionale alla nostra sopravvivenza. Funziona come un sistema di allarme che ci avvisa quando una minaccia si manifesta, mettendo in atto la reazione di attacco o fuga e attivando in questo modo il nostro corpo a reagire velocemente e focalizzando la nostra attenzione cosí che possiamo rispondere in modo rapido ed efficace al pericolo.

La paura quindi é utile e necessaria alla nostra sopravvivenza, tuttavia la risposta ad una minaccia é direttamente proporzionata alla sua reale pericolositá o pericolo effettivo che dipende dal modo in cui noi percepiamo la minaccia, cioé dalla valutazione del rischio che ne deriviamo. Quindi la percezione del rischio non é basato su dati oggettivi e statistici ma al contrario é soggettiva perché influenzata da come noi percepiamo la realtá esterna, da come giudichiamo le cose e dalle nostre esperienze che possono essere distorte e alterate.

Oggi giorno la percezione di molti pericoli è veicolata dai mezzi di comunicazione e non da esperienza diretta, quindi poco importa riportare valori statistici quali per esempio che il COVID-19 ha un tasso di mortalitá dell’1% quando la nostra mente viene attratta da messaggi mediatici poco chiari e ambigui ma di carattere “catastrofico” e di natura emotiva che dipingono il COVID-19 come una minaccia di un virus non visibile e potenzialmente mortale: la percezione del rischio va al di là della statistica, ergo la nostra percezione del rischio del COVID-19 sarà maggiore rispetto a quella per esempio di essere coinvolti in un incidente stradale!

I media spesso descrivono i pericoli in maniera catastrofica e distorta per attirare la nostra attenzione e i giornali riportano studi medico-scientifici le cui conclusioni sono dettate dal “buon senso” che porta a conclusioni spesso errate e non affidabili esponendoci cosí per lo più a cronache allarmanti e facendo crescere la sproporzione tra pericoli reali e paure percepite soggettivamente. Tuttavia in questo momento la paura è un'emozione non solo utile, ma anche necessaria, perché come abbiamo già detto ci protegge dai pericoli. Quindi riuscire a mitigare la preoccupazione e l’incertezza con l’informazione é di vitale importanza perché solo in questo modo eviteremo di passare dalla paura al panico, che può portare a reazioni esagerate o poco razionali, e allo stesso tempo salvaguardare la nostra salute psicologica.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) impegnata con i massimi esperti di scienza internazionale per rallentare la diffusione dell'epidemia di Coronavirus del 2019 (COVID-19) ha evidenziato come un’epidemia globale di disinformazione si stia diffondendo rapidamente attraverso piattaforme di social media e altri mezzi di informazione e come questo sta ponendo un grave problema per la Salute pubblica. Inoltre, il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus alla Conferenza di sicurezza di Monaco del 15 febbraio 2020 ha chiaramente dichiarato che “Non stiamo solo combattendo un'epidemia; stiamo combattendo un'infodemia".

Fare attenzione alla diffusione delle notizie poco attendibili é diventata una condizione sine qua non. Guardando la tv, aprendo i giornali o andando in rete si viene sommersi da una marea di informazioni di ogni tipo sul Coronavirus. Riduciamo la sovraesposizione alle informazioni dei media, le semplici informazioni riportate dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono sufficienti. Una volta acquisite le informazioni di base su che cosa succede e che cosa fare, è sufficiente verificare gli aggiornamenti sulle fonti affidabili sopra indicate. Si hanno così tutte le informazioni necessarie per proteggersi, senza farsi sommergere da un flusso ininterrotto di "allarmi angoscianti”che cercano indistinte rassicurazioni che sono spesso ansiogene.

Solo con un’informazione responsabile è possibile affrontare le nostre preoccupazioni e incertezze.

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Claudia Giuli 

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